Tommaso Magalotti

 

"... La sensibilità artistica porta Leonardo Lucchi a valorizzare - ed è una parte molto importante del suo lavoro - anche il senso più comune della vita che è quello degli incontri, dei volti, degli atteggiamenti di pensiero, di dinamica di un gioco, di visualizzazione di una circostanza - temi particolarmente cari al Nostro - in cui le figure si muovono armonicamente a costruire volute di serenità, di distensione, di gestualità aggraziata, come se il tutto fosse disancorato dalle forze gravitazionali...

... Desideroso di riflettere aspetti positivi di una vita che ha sì le sue vigorie, le brusche impennate, quasi un rotolare di forze e di contraddizioni accumulate, bisognose di scaricarsi, liberarsi (vedi i suoi cavalli così spesso contratti, quasi imbizzarriti, i suoi lottatori colti nel massimo della tensione e dello sforzo), ma che nell'irruenza del moto o della corsa esauriscono in breve e in modo circoscritto la loro carica emozionale per diventare riflessione, ricerca di amicizia, bisogno di tenerezza interiore...

...E tutto questo è realizzato da Leonardo Lucchi non certamente nel fumo degli astrattismi sperimentali o di ricerca, ma secondo un linguaggio di facile interpretazione la cui evidente linearità, accessibile a qualsiasi capacità di lettura, si fa dialogo con la gente..."

 

Tommaso Magalotti

Raffaele De Grada

 

La sua scultura si presenta con quella grazia del modellato che ormai è insolita e che ci giunge gradita per la musicalità dei gesti e per l'oggettività precisa delle composizioni. La sua rappresentazione di giochi infantili, di vezzosi nudi adolescenti sono di ordinaria osservazione ma suscitano ugualmente quello stupore della cosa inedita che è il dono dell'arte….

La scultura di Lucchi ci porta al candore dei movimenti naturali di quelle statue tradizionali, senza compromessi con presunte innovazioni formali che dovrebbero stabilire la "modernità" dello scultore….

Queste sculture, che per la loro dimensione potrebbero essere prese per soprammobili, hanno invece, nel loro piccolo, l'architettura del monumento, piccoli monumenti che sorridono nella loro calma estetica, che hanno la dolcezza del bronzetto ellenistico. Le sculture non sono mai ripetitive, rappresentano ognuna un evento, tutte scene di grande naturalezza."

 

Raffaele De Grada

Marco Di Capua

 

"...Lucchi legge la realtà così come si fa con un libro. Un libro mai noioso. La sfoglia, salta le zone più opache, si fissa su alcune parti, rallenta, s'impunta e poi corre di nuovo, ma sempre rispettandone lo svolgimento sensato, non stravolto. Qui non c'è alcuna idolatria per il linguaggio puro. Nessuna genuflessione davanti alla forma per la forma . Tanto che una figura si richiama all'altra, potresti dire da stanza a stanza, silenziosamente, come una successione di frasi che abbiano al loro interno un senso, una direzione.

Se Lucchi, come per un plagio impossibile o per una sorta di simulazione felice, sfoglia la realtà, noi sfogliamo la sua scultura come cercandone una trama. Quel che lo scultore romagnolo vede è ciò che ha visto. La distanza imposta dalla tecnica e dalla materia stessa della scultura, da questo bronzo emotivamente marezzato, screziato, nervoso, quel senso di lontananza di cui essa s'impregna e che poi rilascia, emana come un odore inconfondibile, corrisponde sempre, di nuovo, ad un “amarcord”, ad un'intimissima ricerca del tempo perduto."

 

Marco Di Capua

Romano Pieri

 

"Leonardo Lucchi tende a rappresentare situazioni semplici e serene, ma non insignificanti. … Così mi viene da ricordare quel suo interesse verso il tema dei cavalli,… l'insistenza sui rapporti volumetrici nel modellato degli atleti, che richiama la potenza armonica dell'arte classica e nello stesso tempo si apre alla leggerezza quasi romantica delle spinte verso l'alto in un equilibrio miracolosamente stabile da un punto d'appoggio in apparenza precario. Da questa dicotomia fra vigore e dolcezza, slancio e abbandono, Lucchi darà vita alla singola declinazione dei Racconti, prendendo spunto dai minimi, quasi impercettibili momenti dei rapporti affettivi, della comunicazione, dello svago, del riposo su un'amaca o l'ebbrezza del volo sull'altalena. Dove lo spazio sembra dilatarsi all'infinito, e l'idillio dei giovani continuare senza soluzione di continuità."

 

Romano Pieri

 

Michele Fuoco

 

"... La materia, assunta in tutta la sua pienezza emotiva, viene plasmata e consegnata al gusto della misura e al sapiente equilibrio, ad un sagace bilanciamento di parti tra stilizzazione e naturalezza, tra immediatezza e controllo, sottolineando come tutta l'opera del giovane artista cesenate sia filtrata dalla lezione dei classici.
...Ma il fascino della sua opera risiede anche nel continuo mutamento delle soluzioni espressive, in quanto l'artista sa attardarsi ad un rinnovato gusto lirico e ad una tecnica di chiaro impianto narrativo..."

 

Michele Fuoco

Anna Grazia Giulianelli

 

La leggerezza, la leggiadria, il movimento delle sue figure fanno di Lucchi lo scultore dell'immediato, degli affetti, della vita, di un quotidiano mai banale ma sorprendentemente sereno: la donna allungata sull'amaca, la giovane appoggiata alla mensola, la bimba sull'altalena sono "terribilmente" umane di un'umanità nella quale tutti vorremmo riconoscerci perché è piena, matura e consapevole della fragilità, della fugacità e della bellezza della vita."

 

Anna Grazia Giulianelli

Renato Civello

 

"... Una saggezza che calibra e amalgama, senza forzature e senza laboriose ricerche di effetto, espressione e materia: i movimenti del pollice e dello scalpello diventano, per questa via, architetture spazio-temporali, stagioni dell'anima.

...Ecco, una dopo l'altra, le meraviglie dell'opera compiuta. Non una corte di larve sui deserti di cenere dell'illusione, ma cento splendide epifanie, tutte cuore e intelletto, eleganza e vigore, nell'intricato destino del vivere. Dono grande è la bellezza di una forma che è nata dentro, che compendia, prima di oggettivarsi, tutti i tremori, tutte le attese e i sussulti dell'io..."

 

Renato Civello

Maurizio Marini

 

"... Terrecotte calde, di colore sanguigno, marmi candidi o venati di linee azzurre e dorate bronzi verdastri, malachite, neri come ebano, rossi come il magma da cui derivano, dipanano una storia che ha origini remote e sviluppi vieppiù attuali che costituiscono momenti di un'unica ricerca che ha le proprie radici nell'uomo e nella sua "facies". Leonardo Lucchi si pone in questo alveo storico con tutta la carica vitale della sua giovane età. La conoscenza della pratica scultorea, che traspare da tutta la sua produzione, attesta non solo la sua rara abilità tecnica, ma anche la sua volontà di superare ogni dato acquisito per giungere, con una rivisitazione densa di suggestioni emozionali, a esprimerci sentimenti essenziali e, quindi, imprescindibili, che si celano negli esseri umani..."


Maurizio Marini