STREGARE LA VERITÁ

di Paola Mangia

 

 “Stregare la verità”, così affermava Edgar Degas quando trasformava il suo mondo reale in forma artistica traducendo il dato occasionale attinto dalla realtà nella dimensione estetica della sua arte. E un atto di “stregoneria” compie Leonardo Lucchi quando blocca “in sospensione” i suoi Bronz

nello spazio affidandoli ad un equilibrio apparentemente “naturale” che sfida ogni volta le leggi della gravità.

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La scultura di Leonardo Lucchi

di Gustavo Cuccini

 

A buon diritto Leonardo Lucchi si inserisce con la sua opera nel variegato panorama dell’arte contemporanea, dopo che alla metà degli anni Settanta del ‘900 la nascente Transavanguardia ha sancito il superamento del dogma dell’Avanguardia inteso come pura sperimentazione di tecniche e materiali in una ipotesi ottimistica e rettilinea dell’arte e della storia.

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LUCCHI: L’INCANTO DELL’ORO

di Silvia Pichi

 

 

1997. Con un invito agli appassionati voluto “per renderli partecipi della sua nuova esperienza” quest’ anno segna l’inizio dell’attività orafa di Leonardo Lucchi.

La sua scelta si inserisce in un momento fondamentale della storia del gioiello d’arte nell’Italia del secondo Novecento quando già si stavano distinguendo quei due filoni che presto avremo scoperto complementari, profondamente caratterizzati da un dialogo proficuo e da un potenziale creativo eccezionale.

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DIALOGO CON L’INEFFABILE

di Tommaso Magalotti

 

Tra le diverse tematiche che caratterizzano l’opera di Leonardo Lucchi, c’è un “filone” importante che ha significato e significa tutt’ora un non poco in quel suo complesso universo di idee e di sensibilità, in quel suo sentirsi scultore, artista, e cioè uomo che attraverso la manipolazione della materia (argilla, cera, marmo, legno o bronzo che sia) riesce ad interpretare e dare forma concreta, visibile, ai profondi sentimenti dell’animo umano, a quegli impulsi interiori e creativi, alle più svariate e complesse emozioni magari dettate da un evento, producendo modelli figurativi capaci di dialogare (sottolineo quel “dialogare”) e di suscitare reazioni interpretative in chi li osserva. Intendo parlare dell’ “arte sacra” e cioè di quel “filone” che investe il rapporto tra l’uomo e Dio.

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